Non sono certo io a scoprire i Solis String Quartet, musicisti affermati di livello internazionale, ma il concerto di ieri sera a Sant’Agnello è stato un qualcosa di eccezionale e per me, che causa lavoro perdo quasi tutti gli appuntamenti estivi, è stata occasione per immergermi in uno “stato superiore”.
Ho assistito a spettacoli dei Solis in più occasioni, anche pochi giorni fa a Sorrento con Peppe Servillo (lo ammetto, sono un fan, se così si può dire non intendendo all’accezione abbreviativa di fanatico), e ho sempre apprezzato la loro capacità di coralità, di esaltazione dell’insieme.
Ieri sera sono riusciti pienamente a ribadire questa concezione musicale, valorizzandola consapevolmente con le note illimitate dei loro archi magistralmente pensate e interpretate, riuscendo a fondere in un contrappunto ritmico armonico l’originalità e la personalità del loro essere artisti.
L’alta espressività e l’affiatamento di trent’anni vissuti di “non solo musica” insieme, traspare dal loro guardarsi e sentirsi sul palco, mostrandosi al pubblico come mente e corpo unico, riuscendo a far percepire ed esaltare ogni singola sfumatura.
Insomma, sono stati entusiasmanti e devo dirlo, da “Solis” sono veramente loro: immensi.
E a confermarlo per me non sono stati gli scroscianti applausi del numerosissimo pubblico affluito, ma il volto di ogni singola persona uscito dalla stracolma Chiesa dei SS Prisco e Agnello in cui si è tenuto il concerto; ebbene su ciascuno di quei visi si potevano leggere i sorrisi spontanei, a conferma delle comuni sensazioni di soddisfazione, di serenità, di appagamento; è la consapevolezza di aver assistito a uno spettacolo da portare sempre con sé, giacché resterà impresso indelebile nell’anima.
29 dicembre 2022
STRE-PI-TO-SI
11 dicembre 2022
ELECTRIC FLIES...
... and other dickian insects
Soon on major podcast
by ripostiglio artistico
graphic art by genious "Enzo Russo"
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25 novembre 2022
GELOSO G268
Molto probabilmente la mia "naturale" confidenza con gli impianti e la registrazione audio, proviene dalla mia lunga degenza da una malattia che mi colpì in tenera età e che tenne in apprensione i miei genitori facendoli temere per la mia giovane vita.
Come qualsiasi bambino, seppur allettato, avevo voglia di giocare ma, in particolare per le condizioni di salute e in dipendenza dal fatto che ero solo, le possibilità erano scarsissime; i miei giochi quindi si riducevano a scrivere quasi ossessivamente frasi, spesso anche senza senso, su taccuini, infatti imparai a usare la penna ben prima di frequentare le scuole elementari, o ad interpretare il ruolo del soldato ferito con l'elmetto e il fucile di fianco nel letto. Ma quando mi sentivo un po' meno debole da poter stare seduto nel lettone, avevo la possibilità di esplorare il Geloso G268 di famiglia.
Un registratore valvolare magnetico a bobine: avevo imparato naturalmente a usarlo, d'altro canto bastava leggere la didascalia dei tasti, nessun multifunzione, ciascuno aveva il proprio compito e produceva la propria azione. I pulsantoni colorati, imprecisi nella pressione e difficili da gestire con le mie piccole e deboli dita, fra le cose ne ricordo ancora la difficoltà dello scatto e il rumoroso stop, oltre all'ipnotico livello ottico di registrazione rappresentato dai due segmenti che non dovevano mai toccarsi.
Era dotato di un microfono metallico che ricordo pesare nelle mie mani ma piacevole all'occhio e al tatto.
Registravo di tutto, da motivetti a discorsi immaginari, poesie o storielle che raccontava mia mamma inventandole al momento, qualcosa dalla TV, i suoni dei temporali, insomma qualsiasi cosa potessi poi riascoltare.
Facendo faticosamente un passo indietro nei miei ricordi ma proseguendo nel tempo, di li a poco il magnetofono fu soppiantato dall'avvento delle musicassette e dei "mangiacassette", un po' gli mp3 recenti, e successivamente la registrazione multitraccia su nastro inscatolata "all in one", ben più economicamente abbordabile dei magnifici e professionali registratori a bobine, chiaramente con tutti i limiti imposti dalle meccaniche e dalla ristrettezza del nastro Philips di Lou Ottens e dimensioni delle relative testine.
Poi il salto nel futuro con il digitale, le DAW, e lì la registrazione è diventata alla portata di tutti.
Ma una registrazione non deve riprodurre solo dei suoni, deve cogliere l'atmosfera, l'ambiente, occorre che restituisca l'intimità artistica del brano, donarle quel colore emozionale della performance, ma questi sono altri discorsi, resta il fatto che ho cominciato a registrare e ad avvolgere bobine sul mio geloso G268 all'età di cinque anni. Era il mio giocattolo preferito.
Tutt'ora, quando registro o produco, viene fuori il bambino che è in me, e si diverte.
22 novembre 2022
TERRAPIN - Noi non c'incanti
Trovo una vecchia e consumata audiocassetta, rammento registrata al Parco. Ho cercato di restaurarla nel miglior modo possibile.
A memoria correva l'anno 1984 e questi ragazzi, a Napoli, producevano questa musica. Per me entusiasmanti, tuttora.
22 aprile 2022
IL RIPOSTIGLIO ARTISTICO
... non vuole essere il solito sterile contenitore ma un luogo, seppur virtuale, dove potersi esprimere, confrontare ed emozionarsi.
Un luogo dove storie raccontate possano essere accompagnati da sviluppi verticali non scontati, dove canzoni più o meno famose possano indossare altre vesti e assumere aspetti diversi.
In pochi giorni la pagina facebooK ha superato 210 follower, 210 applausi che mi spingono a continuare questo percorso di studio e ricerca, che spero in un prossimo futuro di poter condividere con altri artisti in un progetto tutto acustico.
Nel frattempo è on line, anche se work in progress, il mio nuovo sito e la playlist «SOLO...», grazie a tutti per l'ascolto e, se vi piace non dimenticate il like e il commento.
09 aprile 2022
UN RIPOSTIGLIO ARTISTICO
Negli anni ho riposto nel mio «closet musicale» idee, sensazioni, desideri. Era necessaria una svolta, un input che mi spronasse ad aprire la porta del ripostiglio e a rivedere tutte le cose che il vivere quotidiano mi aveva indotto a relegare nelle intenzioni delle passioni più o meno involontariamente sopite.
Dostoevskij scrisse che la bellezza salverà il mondo; al pari non so se la musica riuscirà nell'impresa, ma certamente potrà destare dall'abbrutimento, elevare l'anima e rinfrancare lo spirito.
É questo il mio auspicio.


