Molto probabilmente la mia "naturale" confidenza con gli impianti e la registrazione audio, proviene dalla mia lunga degenza da una malattia che mi colpì in tenera età e che tenne in apprensione i miei genitori facendoli temere per la mia giovane vita.
Come qualsiasi bambino, seppur allettato, avevo voglia di giocare ma, in particolare per le condizioni di salute e in dipendenza dal fatto che ero solo, le possibilità erano scarsissime; i miei giochi quindi si riducevano a scrivere quasi ossessivamente frasi, spesso anche senza senso, su taccuini, infatti imparai a usare la penna ben prima di frequentare le scuole elementari, o ad interpretare il ruolo del soldato ferito con l'elmetto e il fucile di fianco nel letto. Ma quando mi sentivo un po' meno debole da poter stare seduto nel lettone, avevo la possibilità di esplorare il Geloso G268 di famiglia.
Un registratore valvolare magnetico a bobine: avevo imparato naturalmente a usarlo, d'altro canto bastava leggere la didascalia dei tasti, nessun multifunzione, ciascuno aveva il proprio compito e produceva la propria azione. I pulsantoni colorati, imprecisi nella pressione e difficili da gestire con le mie piccole e deboli dita, fra le cose ne ricordo ancora la difficoltà dello scatto e il rumoroso stop, oltre all'ipnotico livello ottico di registrazione rappresentato dai due segmenti che non dovevano mai toccarsi.
Era dotato di un microfono metallico che ricordo pesare nelle mie mani ma piacevole all'occhio e al tatto.
Registravo di tutto, da motivetti a discorsi immaginari, poesie o storielle che raccontava mia mamma inventandole al momento, qualcosa dalla TV, i suoni dei temporali, insomma qualsiasi cosa potessi poi riascoltare.
Facendo faticosamente un passo indietro nei miei ricordi ma proseguendo nel tempo, di li a poco il magnetofono fu soppiantato dall'avvento delle musicassette e dei "mangiacassette", un po' gli mp3 recenti, e successivamente la registrazione multitraccia su nastro inscatolata "all in one", ben più economicamente abbordabile dei magnifici e professionali registratori a bobine, chiaramente con tutti i limiti imposti dalle meccaniche e dalla ristrettezza del nastro Philips di Lou Ottens e dimensioni delle relative testine.
Poi il salto nel futuro con il digitale, le DAW, e lì la registrazione è diventata alla portata di tutti.
Ma una registrazione non deve riprodurre solo dei suoni, deve cogliere l'atmosfera, l'ambiente, occorre che restituisca l'intimità artistica del brano, donarle quel colore emozionale della performance, ma questi sono altri discorsi, resta il fatto che ho cominciato a registrare e ad avvolgere bobine sul mio geloso G268 all'età di cinque anni. Era il mio giocattolo preferito.
Tutt'ora, quando registro o produco, viene fuori il bambino che è in me, e si diverte.
25 novembre 2022
GELOSO G268
22 novembre 2022
TERRAPIN - Noi non c'incanti
Trovo una vecchia e consumata audiocassetta, rammento registrata al Parco. Ho cercato di restaurarla nel miglior modo possibile.
A memoria correva l'anno 1984 e questi ragazzi, a Napoli, producevano questa musica. Per me entusiasmanti, tuttora.
Iscriviti a:
Post (Atom)
